Uroginecologia

L’uroginecologia si occupa del prolasso e delle conseguenti alterazioni funzionali degli organi pelvici, quindi del basso tratto urinario (vescica e uretra), degli organi genitali interni (vagina e utero) e del basso tratto intestinale (retto) che si traducono in sintomi quali l’incontinenza o l’ostruzione urinaria e/o fecale con un notevole impatto sulla qualità di vita della paziente.

Cistite Interstiziale

Cos’è?

La cistite interstiziale, chiamata anche sindrome del dolore pelvico, è una malattia cronica della vescica che provoca dolore, urgenza e frequenza nella minzione.Nonostante in media fino a pochi anni fa occorresse un tempo medio di 5 anni per giungere ad una diagnosi di cistite interstiziale, oggi i tempi sono un po’ cambiati, internet ha permesso di abbreviare i tempi di trasferimento delle informazioni, tuttavia la diagnosi di questa condizione eterogenea, meglio definibile come cistite interstiziale/sindrome del dolore vescicale (IC/PBS, Interstitial Cystitis/Painful Bladder Syndrome) secondo le raccomandazioni internazionali, non è facile, deve inoltre esistere la consapevolezza di sospettarla.Piuttosto “sfaccettate” le modalità con cui i sintomi, vari e con sfumature spesso diverse, compaiono ed evolvono poi nel tempo, inoltre la complessità spesso nasce dalla varietà di altre condizioni che si associano a questa malattia, per motivi ancora da chiarire, e che riguardano organi ed apparati anche lontani dalla vescica.La componente “dolore”, introdotta giustamente nella definizione, viene vissuta spesso in modo differente nella singola persona, e ciò spiega in parte alcune differenze nella manifestazione clinica, l’altro elemento è che si inizia ormai a considerare la condizione un problema, se non sistemico, comunque coinvolgente organi e apparati diversi, il che condiziona il trattamento, necessariamente multimodale.Nonostante il nome, la cistite interstiziale è ben diversa dalla comune cistite, causata da batteri specifici. Essa è provocata da un’alterazione cellulare delle pareti della vescica, la cui causa è ancora ignota. Le lesioni di natura multipla dell’epitelio interno, a contatto con gli acidi presenti nelle urine, comportano un aumento della sensibilità nervosa locale che regola il dolore e incrementa la ricezione dello stimolo ad urinare a livello d’organo.

Epidemologia

90% nel sesso femminile, tutte le età sono interessate. Le stime di prevalenza, non semplici per l’assenza di criteri diagnostici certi condivisi, registrano un incremento costante, come mostrano i dati negli USA a partire dal 1975: 18/100.000; 1995: 67/100.000; 2005: 230/100.000. La malattia sembra non risparmiare neanche l’età pediatrica[1].

Eziopatogenesi

Sono diversi i punti oscuri che riguardano l’eziopatogenesi, il meccanismo di insorgenza della IC/PBS. A volte si può identificare un evento scatenante, una infezione delle vie urinarie, un intervento chirurgico, una malattia virale, un evento traumatico. Una sensazione di dolore/fastidio/pressione vescicale spesso diviene preminente. In un modello animale (felino) si è osservato che esiste uno squilibrio tra la produzione ormonale di cortisolo ed il sistema nervoso simpatico, che risulta iperattivo, come indica l’aumentata produzione di ormoni della corteccia surrenalica. Una insufficiente o alterata composizione dello strato di GAGs (glicosaminoglicani) della parete vescicale può esporre la sottomucosa alla azione di sostanze dannose o irritanti contenute nelle urine, o di agenti patogeni in grado di evocare una risposta infiammatoria.
La involuzione del “coating” uroteliale e la conseguente possibile diffusione di molecole “nocive” contenute nelle urine possono raggiungere ed attivare i mastociti sottouroteliali ed innescare una serie di reazioni “neuro-immuno-endocrine”. Questa sequenza ha il pregio di cercare una spiegazione unificante: esiste infatti spesso un disordine del sistema immunitario, come l’aumento di cellule mononucleate, linfociti T e B, i fattori del complemento CD4 e CD8 nel’urotelio, gli autoanticorpi ANF, e l’attivazione dei mastociti, che solitamente si osserva in risposta a stimoli di natura allergica per ipersensibilità di tipo 1, oppure in risposta a stimoli non-allergici (Coli fimbriati, sostanza P, tossine batteriche, virus del morbillo). La “up-regulation” delle afferenze sensitive vescicali è all’origine dei sintomi urgenza-frequenza e/o dolore. Un ulteriore contributo alla comprensione di questa patologia, della prostatite cronica abatterica maschile, e quindi della triade/circolo vizioso che le contraddistingue “tensione-ansia-dolore”, è il ruolo attribuito da Wise e Anderson allo stato di contrazione cronica della muscolatura del pavimento pelvico, condizionante ipossia ed attività in anaerobiosi, e come conseguenza stato disfunzionale e dolore.

Diagnosi

La raccolta della storia clinica deve essere dettagliata, e accompagnata dall’esame fisico e dagli esami di laboratorio e strumentali più idonei in ciascun caso. Tipicamente vengono riferiti aumento della frequenza minzionale, da 8-10 volte fino a oltre 30 volte nelle 24 ore, inoltre urgenza, e dolore variamente descritto come bruciore/fastidio/peso in regione vescicale-perineale-uretrale-vaginale. Certi cibi o bevande possono risvegliare il dolore, lo svuotamento della vescica lo riduce, riducendosi la distensione delle sue pareti. Spesso esiste dispareunia, e la urocoltura è negativa, anche se la disfunzione uroteliale esistente può rendere più facile il recidivare di infezioni batteriche delle vie urinarie. Questi sintomi dovrebbero indurre a sospettare la CI/PBS. L’esame pelvico consente di evocare dolorabilità in regione sovra pubica, della parete vaginale anteriore e della base vescicale, oltre ad un ipertono del muscolo elevatore dell’ano, rilevabile con esplorazione vaginale (sesso femminile) o rettale (sesso maschile).
Tale ipertono molto spesso è responsabile di una difficoltà nello svuotamento della vescica, che si esprime con una minzione a volte prolungata, che richiede la contrazione del torchio addominale per essere completata, e può avvenire in più tempi. Il cotton swab test permette di valutare la vulvodinia, che può concomitare in una parte dei casi. La relazione fra le due condizioni è significativa, ed ha implicazioni negative sulla funzione sessuale. Dovrebbero far pensare a questa diagnosi anche una storia riferita di “cistiti ricorrenti” senza risposta apprezzabile alla terapia antibiotica, un dolore cronico in sede pelvica non spiegabile con altre patologie, nel sesso maschile una prostatite cronica abatterica (CPPS), oppure sintomi attribuiti a “vescica iperattiva” non modificati dalla terapia anticolinergica. Edema ciclico idiopatico ortostatico Malattie allergiche (asma etc.).

Clinica

Come anticipato, la raccolta accurata dell’anamnesi e l’esame fisico consentono di poter sospettare tale condizione. Si possono riconoscere due tipi di CI/PBS, la forma non ulcerativa, più comune, caratterizzata dalla presenza di “petecchie emorragiche” che compaiono con la cistoscopia e distensione vescicale, osservabile nel 90% dei casi, anche se tale procedura comporta sia falsi positivi che falsi negativi. Nel 5-10% dei casi mediante cistoscopia si può rilevare una o più lesioni ulcerative della mucosa vescicale. I criteri diagnostici sono tutt’ora in corso di ridefinizione, esistono anche dei markers diagnostici, anche se per ora sono impiegati prevalentemente per uso investigativo, sono l’APF (anti proliferative factor), l’HB-EGF (heparin binding epidermal growth factor), GP51, EGF.
Patologie concomitanti -Sindrome del colon irritabile, Fibromialgia, Sindrome della fatica cronica, Vulvodinia, Fenomeno di Raynaud, Cefalea cronica, Sindrome di Sjögren, Tiroidite cronica autoimmune, Ipersensibilità chimica multipla (MCS), Endometriosi, HPV.

Trattamento

Non esiste una terapia risolutiva in tutti i casi identificati, esistono tuttavia varie terapie disponibili, il trattamento standard è multimodale, varie modalità di trattamento, farmacologiche e non, sono in via di sperimentazione, e pertanto soggette ad aggiornamento continuo. Gli obiettivi del trattamento sono:

  • Eliminare le varie cause che possono essere all’origine del dolore: si può in vari casi rilevare l’esistenza di alterazioni delle strutture ossee della colonna, o del bacino o degli arti inferiori di varia natura, congenita, traumatica, degenerativa etc; ciò può avvenire anche per compensare l’asimmetria della postura o dell’andatura, comporta una condizione di ipertono delle strutture muscolo-fasciali del pavimento pelvico, e da tale disfunzione posturale statica e/o dinamica può derivare il dolore e parte dei sintomi uro-genitali con la sequenza: affaticamento muscolare-ipossia-dolore esercitata sulle strutture muscolo-nervose. In alcuni casi si produce una azione di compressione o di stiramento del nervo pudendo, e tale situazione condiziona un dolore particolarmente insistente.Pertanto la riabilitazione perineale in questo caso svolge il ruolo di ottenere una rilasciamento delle strutture muscolo-fasciali della muscolatura pelvica.
  • Un trattamento precoce ed efficace probabilmente previene lo sviluppo di uno stadio più avanzato della malattia; pertanto riguardo a ciò ha un ruolo specifico riparare la disfunzione uroteliale, il trattamento della infiammazione neurogenica e della coesistente attivazione mastocitaria. La terapia farmacologica orale comprende il pentosanpolisolfato, antiistaminici, anti-infiammatori con azione antiossidante (prodotti da banco), palmitoiletanolamide (+polidatina), amitriptilina, la terapia del dolore. La terapia endovescicale, impiegata in passato e attualmente, comprende il Dimetilsulfossido (Rimso), l’eparina, l’acido ialuronico, ed ancora la condroitina e l’acido ialuronico associato alla condroitina.
  • La dieta e lo stile di vita svolgono un ruolo specifico, così come hanno un ruolo importante la fisioterapia pelvica intesa in questi casi come attività, guidata e spontanea, di stiramento, massaggio e rilasciamento miofasciale della muscolatura pelvica con manovre ed esercizi, e con stimolazione elettrica o applicazione di ultrasuoni.
  • Altri tipi di trattamento impiegati sono la neuromodulazione sacrale, e la iniezione detrusoriale di tossina botulinica, che sono tutt’ora oggetto di investigazione in questa patologia.
  • La chirurgia va considerata come ultima opzione, nei casi più refrattari a tutti i trattamenti conservativi adottati e nel trattamento delle lesioni ulcerative.
    Inoltre la terapia del dolore svolge, per quanto detto, un ruolo essenziale.

Patologie Associate

Fibromialgia, colon irritabile, malattia infiammatoria intestinale (PID), vulvodinia, endometriosi, cefalea, allergie, malattie autoimmuni, sindrome della fatica cronica, sindrome della ipersensibilità multipla a sostanze chimiche.

Incontinenza Urinaria Femminile

Cos’è?

L’incontinenza urinaria è definita come perdita involontaria di urina (pipì) attraverso l’uretra, perdita che deve essere osservabile e di entità tale da creare un disagio psicofisico alla persona che si ripercuote poi sul suo stile di vita.
Di norma le perdite involontarie di urina inizialmente vengono vissute come dei semplici malesseri, ma nel lungo periodo e di solito con un peggioramento si trasformano in disagio psicologico profondo che alimenta un sentimento di inadeguatezza, di imbarazzo e di vergogna: la persona arriva pian piano ad isolarsi perché il problema si dimostra fortemente condizionante. Inoltre la diffusa credenza, peraltro sbagliata, che l’incontinenza sia associata solo all’invecchiamento contribuisce a tenere nascosta la problematica. La persona colpita evita magari i luoghi sconosciuti in cui non ha la certezza della disponibilità dei servizi igienici, spesso limita i rapporti sociali perché ha paura di avere odore di urina oppure limita o rifugge i rapporti sessuali, o semplicemente il dovere portare il pannolone è causa di depressione.
Se l’incontinenza urinaria non è pericolosa per la salute, se non in casi gravi in cui il quadro clinico è più complesso, si può affermare con certezza che abbassa la qualità della vita.
Diagnosticando in tempo questo disturbo si possono ridurre drasticamente i disagi ed in molti casi lo si può risolvere completamente.
Non esistono statistiche ufficiali in merito, tuttavia alcune stime parlano di 2,5 milioni di persone, solo in Italia, che soffrirebbero di incontinenza; ed inoltre si stima che almeno il 50% della popolazione anziana ne sia colpita.
Il sesso femminile è quello che ne soffre maggiormente.

Tipi di Incontinenza

La vescica funziona come un serbatoio le cui funzioni sono quelle di raccogliere ed espellere le urine.

Normalmente un individuo:

  • avverte lo stimolo di urinare,
  • trattiene l’urina,
  • cerca un servizio igenico oppure un luogo adatto,
  • raggiungi il luogo
  • ed effettua la minzione

Il paziente che soffre di incontinenza urinaria non riesce ad effettuare questi passaggi. Ma vediamo in sintesi come viene classificata l’incontinenza:

  • incontinenza da sforzo si ha quando la perdita di urina sopraggiunge in presenza di uno sforzo fisico che aumenta la pressione addominale;
  • incontinenza da urgenza si ha perdita di urina quando si presenta un desiderio improvviso ed impellente di urinare;
  • incontinenza mista che si può manifestare sia per sforzo e sia per urgenza.

Queste forme sono le più comuni, tuttavia ne esistono di altre,anche se più rare:

  • enuresi ,di solito notturna, rara nell’adulto;
  • incontinenza continua goccia a goccia, si ha quando l’urina continua a fuoriuscire dall’uretra, di solito essa dipende da una lesione dello sfintere uretrale o da una vescica distrofica;
  • incontinenza da rigurgito o iscuria paradossa, si ha quando le normali minzioni sono sostituite dal traboccamento di urina tramite l’uretra a causa di una vescica molto distesa che ha perso completamente la sua tonicità.

E’ possibile anche che si verifichi uno sgocciolio appena dopo avere terminato la minzione.

Perché l’incontinenza colpisce soprattutto le donne?

Abbiamo visto che il disturbo colpisce soprattutto in età avanzata, cioè sopra i 60 anni, tuttavia si può presentare a qualsiasi età: infatti un significativo 20% dei casi riguarda le donne al di sotto dei 30 anni e ben il 40% riguarda donne con età compresa tra i 30 e i 50 anni.
Cerchiamo ora di fare luce sugli aspetti e sui fattori che determinano una così alta percentuale di casi di incontinenza urinaria fra le donne. Sicuramente una serie di fattori sono anche legati all’anatomia femminile.
Fra i fattori che facilitano l’insorgenza del disturbo possiamo elencare:

  • stitichezza cronica, problema che colpisce soprattutto le donne,
  • scarsa attività fisica che contribuisce all’aumento del peso corporeo che è una delle condizioni favorenti l’insorgere del disturbo: anche fra i soggetti giovani che lasciano bruscamente un’attività fisica o sportiva può manifestarsi il problema,
  • infezioni ricorrenti delle vie urinarie,
  • depressione endogena,
  • menopausa dove il calo degli estrogeni, che sono in parte responsabili della tonicità muscolare, facilita l’abbassamento del tono muscolare anche a livello pelvico,
  • alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, gli antipsicotici, gli anticolinergici, i diuretici, gli analgesici, i narcotici centrali, i sedativi ecc.,
  • alcuni sostanze alimentari e cibi come mele, caffè, uva, ananas, fragole, limone, zucchero, aceto, pomodoro, tè, caffè e bevande gassate.

Esistono poi fattori che aumentano il grado di incontinenza:

  • il parto per via naturale è un fattore che predispone la donna a soffrire del disturbo, in quanto la regione pelvica risulta molto stressata, si pensi alla zona del perineo che spesso è anche incisa tramite episiotomia (incisione chirurgica durante il parto),
  • interventi chirurgici nella zona pelvica.

Oltre a questi tipi di fattori ne esistono altri più legati alla predisposizione dell’individuo:

  • ereditarietà, le figlie di madri incontinenti hanno un rischio 3 volte più grande di soffrire del disturbo,
  • malattie neurologiche, ad es. l’85% delle donne malate di Parkinson ne soffre così come il 50-80% di quelle affette da sclerosi multipla,
  • prolasso genitale.

Come viene diagnosticata l’incontinenza femminile?

Per quanto riguarda il sesso femminile la competenza medica del disturbo si spartisce tra la figura del ginecologo e quella dell’urologo. In realtà da un po’ di anni è stata creata la figura dell’uroginecologo, che risulta essere lo specialista di riferimento nei casi ci sia necessità di intervenire con un approccio diagnostico e terapeutico impegnativo.
Esistono in pratica due ordini di intervento, raccomandati dalla Società Italiana di Urologia: il primo, più semplice, può essere gestito tranquillamente dal ginecologo o dall’urologo perché non invasivo, il secondo invece, essendo più invasivo (si parla anche di terapia chirurgica), dovrebbe essere gestito dallo specialista uroginecologo o l’urologo con specializzazione specifica.
In altre parole le pazienti possono essere divise in due categorie:

  • incontitenza semplice, in cui le donne sono prevalentemente colpite da incontinenza da sforzo, da urgenza o da incontinenza di tipo misto,
  • e l’altra in cui le pazienti soffrono di incontinenza associata ad altri sintomi significativi che necessitano di una diagnosi ed una terapia più mirata.

Incontinenza semplice

Il primo passo è quello dell’anamnesi patologica che mira a scoprire se la paziente soffre di una patologia di base, come può essere l’ipertensione, se assume farmaci particolari, se ha mai subito interventi uro-ginecologici anche per incontinenza già conclamata: di solito in quest’ultimo caso si rimanda la paziente dallo specialista.
Un secondo passo è quello della descrizione e della quantificazione dei sintomi che si esegue sottoponendo alla paziente dei questionari specifici atti a valutare anche il grado di benessere della persona: fisico, psichico e sociale. Dai questionari emerge anche il grado d’importanza che ha per la paziente la risoluzione del problema, cioè la motivazione a trovare un rimedio. Il terzo passo, quello più complesso, è l’esame obiettivo che ha lo scopo di rilevare praticamente l’incontinenza, di dimostrare la presenza di un prolasso genitale o di individuare un’eventuale patologia correlata.
L’esame obiettivo in pratica consiste nell’esame pelvico in cui si osservano ed esplorano le pareti vaginali per determinare la presenza di un eventuale prolasso, quindi si quantifica se presente, successivamente si valuta la mobilità uretrale, la tonicità e la forza contrattile del muscolo elevatore dell’ano tramite il test pubococcigeo e la sensibilità perineale ed il tono del muscolo sfinterico anale. Infine, tramite lo stress test a vescica piena, la paziente è invitata a tossire sia in posizione ginecologica che in posizione eretta e l’esaminatore ricerca l’eventuale perdita di urina. Questo test risulta essere positivo nel 90% di casi di donne che soffrono di incontinenza da sforzo, quindi risulta abbastanza attendibile.
Fanno parte dell’esame obiettivo anche l’esame delle urine e l’urocoltura, l’ecografia delle vie urinarie, il diario delle minzioni in cui vengono registrate il numero, il volume e l’orario appunto delle minzioni in relazione anche ai volumi dei liquidi ingeriti, ed il test del pannolino.
L’esame pelvico viene condotto con la paziente in posizione ginecologica e mentre le si chiede di spingere l’esaminatore ha cura di ricercare eventuali perdite di urina esplorando la regione vulvare e successivamente le pareti vaginali tramite speculum per controllare la presenza di prolasso.
Il prolasso genitale si manifesta in diversi modi, tuttavia il sintomo più comune è il senso di fastidio e di pesantezza al basso ventre accompagnato spesso, oppure si ha solo la sensazione che questo avvenga, da una protrusione all’esterno della vagina, soprattutto in condizioni di sforzo o semplicemente dopo essere state molto tempo in piedi o in bagno.

Terapia dell’incontinenza urinaria

Farmaci e chirurgia

I farmaci consigliati per l’incontinenza da urgenza e per la Sindrome della Vescica Iperattiva sono gli anticolinergici a base di solifenacina (Vesiker) e di tolterodina (Detrusitol). Queste molecole agiscono durante la fase di riempimento della vescica impedendone le contrazioni. Come effetti collaterali si può avere secchezza delle fauci, nausea, visione offuscata, stipsi e dispepsia.
Per il trattamento dell’incontinenza modesta da sforzo sono indicati i farmaci inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della serotonina a base di duloxetina (Cymbalta, Xeristar, Yentreve). Dopo la loro assunzione si registra un aumento di serotonina e di noradrenalina a livello del midollo spinale che, sollecitando il nervo pudendo, aumenta la contrazione dello sfintere uretrale impedendo così la fuori uscita accidentale di urina. Gli effetti collaterali sono nausea, diarrea, insonnia, secchezza delle fauci, cefalea, ritenzione idrica, sanguinamento.
L’intervento chirurgico è da considerarsi un trattamento avanzato e deve essere deciso dopo un esame diagnostico approfondito e possibilmente eseguito da uno specialista; in questo caso, oltre alla ricerca del prolasso, si effettueranno esami strumentali specifici come la cistoscopia e la cistouretrografia minzionale.
Il trattamento dell’incontinenza urinaria di I livello, quella appunto più comune e non grave, trova un ausilio importante nella terapia conservativa, terapia che si avvale di un processo di counseling e di riabilitazione.
Il counseling in generale è una relazione d’aiuto in cui il counselor, con la sua attitudine ed esperienza, riesce a portare la persona verso un cambiamento positivo del suo modo di vivere generando benessere totale e nello specifico l’attenzione sarà rivolta al regime alimentare, allo stile di vita familiare e sociale.
Ad esempio alcune buone norme da osservare per le pazienti che soffrono di incontinenza riguardano proprio la dieta e le abitudini sbagliate:

  • i cibi piccanti sono da evitare, come pure il fumo, gli alcolici, il caffè e l’ingestione di acqua prima di dormire.
  • Anche il controllo del peso corporeo e la corretta funzione intestinale sono d’aiuto,  come del resto la rinuncia ad effettuare tutti quegli sforzi fisici eccessivi che peggiorano la situazione.

Molto importante è l’aspetto riabilitativo, che mira a rendere di nuovo la persona capace di controllare la ritenzione dell’urina. E’ un processo che deve essere personalizzato e consiste nel riallenare i muscoli del perineo, cioè la zona che si trova tra l’ano e la vagina, tramite alcuni esercizi che vengono già proposti in alcuni corsi preparto e consigliati anche nel periodo del post partum. Il 60-70% delle pazienti riscontra un miglioramento e, nel caso di incontinenza lieve, si ha quasi sempre una risoluzione totale del problema. Nei casi gravi tramite la terapia riabilitativa si può arrivare ad evitare l’intervento chirurgico.
In particolare la fisiochinesiterapia si avvale di esercizi sia attivi che passivi che agiscono sulla muscolatura del pavimento pelvico: gli esercizi vanno eseguiti cercando di coordinare la postura ed il respiro. L’obiettivo è quello di tonificare i muscoli, di migliorare il riflesso della chiusura perineale in seguito a sforzo, di migliorare la sensibilità nel perineo in generale. Questi esercizi possono e devono essere eseguiti quotidianamente dalla paziente, anche da sola. Sono di solito necessari almeno 2 mesi prima di vedere qualche risultato, è comunque indispensabile l’impegno e la costanza della persona nell’effettuare gli esercizi consigliati.
Il bladder training (ginnastica della vescica) è un processo educativo costituito da esercizi simili a quelli già utilizzati nella fisiochinesiterapia, che però sono accompagnati anche dalla tenuta di un diario in cui la paziente registra le minzioni e dall’insegnamento a regolarizzare l’ingestione di liquidi con il fine di ridurre il numero complessivo delle minzioni. Il diario è un elemento importante perché serve a coinvolgere attivamente la paziente ed è un ottimo strumento di autoverifica dell’andamento della terapia ,che agisce di solito nell’arco di 2 o 3 mesi. Il bladder training è indicato nei casi di incontinenza mista e nella Sindrome della Vescica Iperattiva.
Esistono poi altre tecniche strumentali che però hanno alcune controindicazioni, ad esempio non possono essere praticate in gravidanza, in caso di malattie infiammatorie dell’apparato urogenitale o di neoplasie locali non trattate.

Vediamo in sintesi queste tecniche:

  • biofeedback è un metodo in cui tramite il posizionamento di alcuni elettrodi la paziente è in grado di percepire a livello visivo e/o uditivo le contrazioni muscolari del pavimento pelvico. E’ una sorta di rieducazione all’attività muscolare tramite un processo di consapevolezza. Gli elettrodi vengono posti sull’addome e sul perineo, questi rilevano l’attività muscolare della zona e la trasmettono ad un monitor attraverso il quale la paziente è in grado di riconoscere dei movimenti che magari fino ad allora aveva ignorato. Così facendo la persona acquista una conoscenza sempre maggiore del funzionamento dei muscoli pelvici, imparando a correggere la propria incontinenza tramite la contrazione del perineo.
  • elettro-stimolazione e stimolazione magnetica, mentre la prima utilizza degli stimoli elettrici per fare contrarre la muscolatura del perineo, la seconda è una tecnica più innovativa ed utilizza dei campi magnetici in grado di intervenire in modo più mirato in quanto agiscono direttamente sulle polarità delle fasce muscolari. L’obbiettivo di queste due tecniche è uguale a quello delle precedenti e le modalità di esecuzione possono essere diverse a seconda di dove si posizionano gli elettrodi e dell’intensità di corrente o del campo magnetico applicato.

Tutte queste tecniche in sostanza mirano a:

  • correggere le cattive abitudini come l’elevata frequenza delle minzioni;
  • migliorare la capacità di controllo dell’urgenza;
  • aumentare la capacità della vescica
  • restituire alla paziente la fiducia nelle proprie capacità di controllo e la serenità nel proprio quotidiano e nella propria vita sociale.

Tipi di incontinenza

Nella donna gli abbassamenti degli organi pelvici,iprolassi urogenitali,secondari ad alterazione della statica pelvica,si possono complicare con incontinenza urinaria,infezioni locali e urinarie e,nei gradi piu’ avanzati, con idroureteronefrosi evento temibile che mette a rischio la funzione renale.
Necessitano di correzione per via trans vaginale o video laparoscopica,in anestesia loco regionale o generale,con degenza di 1-3 giorni.
La incontinenza urinaria femminile schematicamente puo’ comparire sotto colpi di tosse,sollevando pesi,salendo le scale e tutte le situazioni che aumentano la spremitura del torchio addominale. Si configura cosi’ il quadro patologico della incontinenza urinaria da stress,stress incontinence.
Altro quadro patologico è la incontinenza urinaria da urgenza,urge incontinence.In questa situazione vi è improvviso stimolo minzionale che induce a correre in fretta con il rischio di farsela addosso prima di arrivare in bagno.
Vi è inoltre una terza patologia a componente mista delle due precedenti.
La urge incontinence si cura di norma con terapie mediche e/o fisiche.
La incontinenza urinaria da sforzo,stress incontinence,se non risponde alle terapie mediche,necessita di intervento chirurgico mininvasivo per via trans vaginale.Intervento effettuabile in day surgery con apposizione di sling sottouretrale.
Tali interenti per incontinenza urinaria e per prolassi femminili possono essere eseguiti anche per via video laparoscopica con il vantaggio di non aggredire la parete vaginale ovviando cosi’ alle rare ma pur presenti sequele come il dolore nei rapporti sessuali.
La incontinenza urinaria maschile insorge dopo interventi di prostatectomia radicale o cistectomie con ricostruzioni neovescicali o anche dopo interventi di resezione endoscopica o asportazione trans vescicale della ipertrofia prostatica benigna.
In primis si esegue terapia medica e riabilitativa e,se inefficaci,si eseguono poi posizionamento di sling sottouretrali o di sfinteri artificiali necessitano di ricovero di 1-3 giorni,eseguiti in anestesia locale o loco regionale.

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Vescica Iperattiva

Che cos’è la Vescica Iperattiva?

La vescica iperattiva è un problema che riguarda il modo in cui funziona la vescica. Il sintomo più comune di questo disturbo è un bisogno improvviso di urinare. L’impulso può essere difficile da reprimere e la vescica iperattiva può condurre alla perdita involontaria di urina (incontinenza). Inoltre, chi è affetto da questo disturbo ha un’attività urinaria sopra la media, e può essere spinto ad andare in bagno più di 8 volte al giorno. Di seguito alcuni consigli per gestire la Vescica Iperattiva.

10 Consigli Utili per chi soffre di Vescica Iperattiva

Limitare alcuni alimenti

Cioccolato, uova, frutta secca, pomodori e formaggi stagionati possono aggravare i sintomi della Vescica Iperattiva. Meglio evitare questi alimenti o consumarli in piccole quantità. Lo stesso vale per bevande come caffè, tè, bibite gasate o alcoliche.

Combattere la stitichezza

Stitichezza e incontinenza urinaria spesso vanno di pari passo. Via libera, quindi, a una dieta ricca di fibre e a una regolare attività fisica. Cosi si possono regolarizzare le funzioni dell’intestino in modo naturale.

Bere con intelligenza

Ridurre il consumo di acqua è una delle prime reazioni di chi soffre di Vescica Iperattiva. Cosi facendo, però, si rischia di disidratarsi. Tuttavia è bene non ingerire più di 1,5-2 litri di liquidi al giorno e smettere di bere almeno un’ora prima di andare a letto.

Spegnere la sigaretta

Chi soffre di Vescica Iperattiva ha due motivi in più per smettere di fumare. II primo e che la nicotina ha un’azione irritante sulla vescica. II secondo e che i colpi di tosse di chi esagera col fumo possono favorire la perdita involontaria di piccole quantità di urina.

Tenere d’occhio la bilancia

Perdere peso può migliorare l’incontinenza urinaria, uno dei sintomi associati alla Vescica Iperattiva. II grasso accumulato sul giro vita, infatti, esercita una pressione sulla vescica che può peggiorare i sintomi del disturbo.

Imparare il “doppio svuotamento”

E un sistema per svuotare completamente la vescica, di facilissima applicazione. In pratica, dopo aver finito di urinare occorre aspettare qualche minuto e riprovare a urinare. In questo modo nella vescica non rimarrà nemmeno un goccio di urina.

Non rinunciare ai momenti di intimità

La Vescica Iperattiva può essere causa di insicurezza, tanto da spingere chi ne soffre a evitare rapporti sessuali, soprattutto per il timore di avere qualche perdita durante il rapporto. La soluzione molto semplice: basta ricordarsi di urinare immediatamente prima.

Non sentirsi soli

La Vescica Iperattiva e un disturbo più comune di quanto si pensi. Le persone che ne soffrono sono tantissime! Se si riunissero potrebbero formare uno stato ben più grande dell’Italia. Secondo le stime più recenti, infatti, questa sindrome colpisce 50-100 milioni di persone in tutto il mondo.

Ascoltare il proprio medico

E importante seguire le indicazioni del medico e non dimenticarsi di assumere i farmaci prescritti. Oggi, infatti, esistono medicinali efficaci e ben tollerati che permettono di tenere a bada anche la più debilitante delle vesciche.

Ricordarsi del diario minzionale

Compilare il diario minzionale aiuta il medico a capire se il disturbo sta migliorando o se e necessario modificare la terapia. Occorre segnare anche tutti i farmaci che si stanno assumendo: tra di essi potrebbe nascondersi un nemico della vescica.

Cistite

Che cos’è la Cistite?

La cistite e la più comune e frequente malattia delle vie urinarie e può colpire sia gli adulti sia i bambini. La cistite è data dall’infiammazione della vescica, causata a sua volta dall’infezione batterica delle basse vie urinarie. È una malattia tipica del sesso femminile, tanto che la metà delle donne ha, almeno una volta nella vita, un episodio acuto di cistite. Dopo i 50 anni la cistite è frequente anche tra gli uomini, essendo favorita dall’aumento di volume della prostata (ipertrofia prostatica). La cistite può diventare cronica e tendere a frequenti ricadute: 1 donna su 10 ha infezioni ricorrenti che spesso resistono alle terapie con antibiotici ad ampio spettro.

Cause della Cistite

II fatto che la cistite sia più frequente nelle donne è dovuto alla specifica conformazione anatomica femminile, che facilita la colonizzazione della vagina e delle vie urinarie da parte di germi solitamente provenienti dall’intestino. I batteri contaminanti possono risalire l’ultimo tratto urinario (uretra), giungendo ad infettare la vescica e determinando cosi I’infiammazione all’origine dei sintomi della cistite. La cistite può essere favorita dai rapporti sessuali, che possono eventualmente facilitare la risalita dei microbi, ma può presentarsi comunemente anche in persone che non hanno rapporti. Alcune donne, per motivi fisiologici o per stile di vita, sono maggiormente predisposte alla cistite.

Diagnostica

La cistite si può diagnosticare per tempo, riconoscendo i sintomi e, dopo averne parlato con il Medico, eseguendo semplici esami di Iaboratorio. I sintomi più comuni della cistite sono ii bisogno impellente di urinare, la sensazione di pesantezza al basso ventre, il bruciore e il dolore al termine della minzione. Gli esami che confermano la cistite sono quello delle urine, I’urinocoltura e l’antibiogramma. L’esame delle urine e l’urinocoltura permettono di rilevare ed identificare i batteri pericolosi presenti nell’urina, mentre l’antibiogramma aiuta a scegliere l’antibiotico più adatto per eliminare definitivamente l’infezione. Nei casi in cui la cistite non regredisce rapidamente con il trattamento, o si hanno episodi frequenti, il disturbo tende a divenire cronico. In questo caso è opportuno esaminare il tratto urinario con esami specialistici.

Si può prevenire la cistite?

IGIENE INTIMA

Curare l’igiene intima, specialmente nei giorni del ciclo e dopo un rapporto sessuale, usando detergenti neutri. Non eccedere con le lavande vaginali, da usarsi comunque su consiglio medico. Non eccedere nell’uso di salvaslip; cambiare spesso gli assorbenti interni e non usarli di notte. Tutti questi accorgimenti servono a non alterare la naturale acidity della vagina, primo fattore di protezione contro le infezioni.

ALIMENTAZIONE

Combattere la stitichezza, seguendo una dieta ricca di fibre per impedire I’eccessiva proliferazione dei batten intestinali, causa principale di infezione urinaria. Eliminare dalla dieta cibi molto speziati, insaccati, superalcolici, che possono aumentare I’infiammazione. Bere molta acqua (almeno due litri al giorno) per diluire I’eventuale carica batterica nelle vie urinarie. Da evitare, invece, le bevande gassate, che riducono l’acidita delle urine e favoriscono la crescita batterica.

ABBIGLIAMENTO

Evitare l’uso di indumenti intimi e pantaloni di tessuto sintetico o troppo aderenti, che riducono la traspirazione e favoriscono la congestione pelvica.

COMPORTAMENTO E STILE DI VITA

Non trattenere lo stimolo ad urinare, per evitare it ristagno di urina nella vescica. Svuotare la vescica subito dopo un rapporto sessuale. Evitare l’uso di contraccettivi meccanici (diaframma), che possono favorire l’impianto di batteri.

È cistite?

Hai, o hai avuto, qualcuno di questi sintomi? Dolore, bruciore o fastidio nell’urinare (“disuria”)? Necessità di urinare frequentemente? Necessità di urinare urgentemente e sensazione di non avere urinato in modo completo? Necessità di urinare durante la notte (“nicturia”)? Dolore o dolenzia al di sopra dell’osso pubico? Sensazione di riempimento dell’intestino retto (per gli uomini)? Fastidio, crampi o pressione nel basso addome? Urine opache? Urine rossastre (per la presenza di sangue)? Stanchezza, spossatezza, sensazione generale di “svuotamento” o di malattia? Se hai uno di questi sintomi, la probabilità che tu sia affetto da un’infezione di questo tipo è molto alta, e in tal caso, è necessaria la visita del medico.